Mercoledì scorso, la responsabile dei Territori di Orizzonti Liberali Valeria Pernice ha partecipato all’iniziativa organizzata dalla Camera Penale Veronese con cui ha avuto l’opportunità di visitare il carcere di Montorio.
Un sentito ringraziamento è stato rivolto al Presidente delle Camere Penali, Avv. Paolo Mastropasqua, per averla inclusa nella lista autorizzata all’accesso in rappresentanza di Orizzonti Liberali..
Accompagnata dalla direttrice Bregoli, ha visitato le parti comuni del carcere, le aree esterne, i laboratori e la biblioteca. Tuttavia, ciò che più colpisce, al di là delle strutture, è la sensazione di oppressione percepibile ovunque, persino negli spazi aperti.
I problemi denunciati dalle Camere Penali risultano evidenti: il sovraffollamento, la carenza di personale – sia tra le guardie penitenziarie che tra gli educatori – e le difficoltà nel garantire il reale obiettivo della pena, che non si limita a far “pagare” per un reato commesso, ma deve anche avere una funzione rieducativa.
“Durante la visita – spiega Pernice – ho riflettuto sul ruolo fondamentale delle guardie penitenziarie, costrette a operare in condizioni di sottorganico e ad affrontare situazioni di grande complessità. Tuttavia, queste non sono formate per gestire detenuti con problemi psichici o dipendenze e non dispongono degli strumenti necessari per affrontare queste difficili realtà. È essenziale investire per potenziare l’organico e fornire adeguata formazione e supporto a chi opera in carcere”.
“Allo stesso tempo – prosegue – mi ha colpita la vita dei detenuti, il 90% dei quali è ancora in attesa di giudizio definitivo. Persone che vivono 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza attività lavorative o formative che possano aiutarli a reinserirsi nella società”.
In biblioteca Pernice ha avuto un confronto diretto con alcuni detenuti. L’ha sorpresa la loro conoscenza del diritto penitenziario, la consapevolezza dei loro diritti e doveri, ma soprattutto il desiderio di essere CITTADINI. Un termine che da tempo non sentiva con tanta forza.
Un uomo di circa 70 anni le ha detto: “Sono padre, nonno e marito, quest’anno ho fatto le nozze d’oro. Per noi gli affetti sono importanti, perché vogliamo essere cittadini.”
Un’altra frase mi ha colpito – ha detto Pernice – , perché l’avevo letta anche nel libro di Gaia Tortora: “La solidarietà che si crea tra i detenuti non esiste da nessuna parte.”
Parole come famiglia, solidarietà, cittadinanza ricordano che in carcere ci sono persone che, per errori o mancanza di opportunità, sono finite ai margini, ma che lo Stato ha il dovere di recuperare. Perché un detenuto che esce senza strumenti per ricostruire la propria vita avrà molte più probabilità di sbagliare ancora, diventando un costo sociale e un rischio per tutti.
L’applicazione della funzione rieducativa della pena è un investimento di cui beneficia l’intera comunità.
Come può la politica dare risposte concrete a questi problemi? Come può la società smettere di pensare che una volta in carcere queste persone non siano più una nostra responsabilità?
Anche questo è un problema culturale che va affrontato. L’iniziativa delle Camere Penali Veronesi di portare il tema del carcere nelle scuole superiori, organizzando simulazioni di processi, è sicuramente un primo passo per sensibilizzare i CITTADINI.
Francesco Hellmann, Responsabile Giustizia di Orizzonti Liberali, ha voluto esprimere il proprio sostegno e la propria condivisione rispetto al messaggio toccante e intenso di Valeria Pernice:
“Le sue parole restituiscono con grande forza il senso di una realtà troppo spesso ignorata. Il carcere è un mondo nascosto agli occhi della società, ma riguarda tutti noi. La rieducazione non è solo un principio costituzionale, è una necessità per garantire sicurezza e coesione sociale. È fondamentale che la politica si impegni affinché la pena non sia solo punizione, ma anche opportunità di riscatto per chi ha sbagliato. Il lavoro di sensibilizzazione portato avanti dalle Camere Penali è prezioso e necessario per costruire una società più consapevole e giusta. Dobbiamo assumerci la responsabilità di affrontare questa realtà con serietà e visione, senza pregiudizi e senza voltare lo sguardo altrove.”
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